giovedì 4 giugno 2009
IMMA BATTAGLIA E SERGIO ROVASIO: DUE CANDIDATI A CONFRONTO
Si propongo di difendere i nostri diritti una volta eletti, ma di fatto già lo fanno da anni all’interno delle loro associazioni e dei loro partiti. Imma Battaglia e Sergio Rovasio rispondono alle domande dei Cronisti senza Frontiere di Gaya CsF.
IMMA BATTAGLIA
IMMA BATTAGLIA: Fondatrice e Presidente dell’Associazione DìGayProject. Da anni in prima linea nella lotta per i diritti delle persone LGBT. Si presenta come candidata al Parlamento europeo con “La Sinistra” VERDI/SD.
- Parlamento europeo, elezioni 6 e 7 giugno 2009. Tre ragioni per cui la comunità LGBT voterebbe per te: Nel caso venissi eletto/a, quali saranno i primi interventi che ti proponi di fare per la nostra comunità? Proporrei una conferenza europea sul caso italiano e il mancato rispetto di diritti e libertà civili in Italia. Credo che solo una pressione europea vera e organizzata possa mettere in risalto i ritardi italiani che ormai sono agli occhi di tutti noi scandalosi. Organizzando poi punto per punto tutti gli obiettivi da raggiungere a partire dalla legge anti omofobia per arrivare a quella sulle coppie.
- Pensi che i diritti LGBT in Europa siano ben rappresentati? No, non lo sono. Ci sono singoli parlamentari che di volta in volta prendono posizioni, ma non si è mai arrivati a organizzare una vera campagna europea di pressione sull'Italia, né tantomeno di denuncia.
- Quali sono secondo te le azioni che è bene compiere a livello po litico in Italia affinché i nostri diritti vengano finalmente riconosciuti? L'Italia vive una stagione politica di grande pericolo per tutto quello che riguarda le libertà civili. L'abbiamo visto sulla legge sul testamento biologico, quando un singolo e drammatico caso ha mobilitato nel modo peggiore politici e media, mettendo in luce l'assenza di norme e soprattutto un carosello di ipocrisie. Sui diritti lgbt c'è ogni volta uno scontro ideologico di posizioni ormai non più tollerabili sul piano del diritto europeo. Sono convinta che dovremmo organizzare una denuncia internazionale del caso italiano.
- Cosa si potrebbe fare dal Parlamento europeo per dar seguito al riconoscimento dei diritti LGBT in Italia? Lo ripeto, cercare e trovare solidarietà tra gruppi e parlamentari europei di altri paesi e avviare una campagna politica e di comunicazione. Molti paesi europei hanno leggi e prevedono matrimoni o pacs, in Italia non c'è nulla e anche meno di nulla, perché c'è un'opposizione ideologica, non nella società, ma nella casta politica e clericale.
- Pensi che il Vaticano possa comunque interferire con la legislatura europea e con le decisioni prese dal Parla mento europeo? Dipende da quanto la politica lascia che a permeare le sue decisioni siano le direttive vaticane. Questo accade spesso in Italia. L'Europa ha una maggiore possibilità di azione e maggiore senso di laicità.
- Come si potrebbe contrastare attraverso l’Europa, l’omofobia dilagante in Italia? Intanto recependo le direttive in materia e arrivando finalmente ad avere anche qui una legge. Poi lanciando un programma europeo che riguardi innanzitutto i giovani, le scuole, il mondo del lavoro, contaminando la comunicazione di messaggi positivi.
- E per le famiglie di fatto con figli? Quali interventi potrebbero portare giovamento anche nel nostro Paese? Seguire il modello spagnolo dovrebbe essere la priorità. In Italia ci sono sempre più voci autorevoli in termini di diritto che si esprimono a favore dei matrimoni omosessuali e della genitoralità. Lo so che sembra irrea lizzabile. Ma se è vero che la Costituzione non vieta il matrimonio gay dobbiamo sapere guardare lontano e crederci.
- Tre motivi per cui non ti saresti mai candidato/a?
1. Non faccio parte di nessuna casta politica. Mi piace l'idea dell'impegno civile, cosa che si è persa.
2. I media sono interessati a tutt'altro rispetto al confronto di idee e proggrammi. La campagna elettorale l'abbiamo visto praticamente non c'è stata. Si è parlato di tutto tranne che di Europa.
3. Ho sempre amato la libertà dei sogni e degli ideali contro il peso degli accordi e della mediazione finalizzati al raggiungimento degli obiettivi ma poi ho capito che bisogna sporcarsi le mani e non gettare la spugna e così ho accettato, ancora una volta contro tutto e tutti, ho deciso di dare una mano a chi me l'ha chiesta.
SERGIO ROVASIO
SERGIO ROVASIO: Militante LGBT e Radicale praticamente da sempre. Persona vicina alle tematiche dei diritti civili che s’impegna quotidianamente nel riconoscimento di diritti negati nella nostra nazione. Si presenta come candidato al Parlamento europeo con la Lista Bonino-Pannella nella Circoscrizione Centro (Lazio, Toscana, Umbria e Marche).
-Parlamento europeo, elezioni 6 e 7 giugno 2009. Tre ragioni per cui la comunità LGBT voterebbe per te? Perché insieme a molte amiche e amici della comunità lgbtq non smettiamo mai di batterci con forza contro questo becero clericalismo che impedisce a questo paese di fare leggi di civiltà e libertà; perché occorre che qualcuno al Parlamento Europeo solleciti il rispetto delle direttive e della raccomandazioni che l’Italia ignora; perché abbiamo troppe persone in Italia che sono vittime di violenza: le donne innanzitutto e le persone lesbiche, gay e transessuali.
-Nel caso venissi eletto/a, quali saranno i primi interventi che ti proponi di fare per la nostra comunità? Vorrei iniziare da coloro che non hanno nome e di cui nessuno parla mai: i migranti che cercano disperatamente aiuto nel nostro paese e che sperano nella protezione con la richiesta d’Asilo perché lesbiche e gay perseguitati con la galera o la morte nei loro paesi di origine. In particolare dobbiamo muoverci di più per la difesa della dignità e di nuove leggi per le persone transessuali, sempre più perseguitate e offese qui in Italia nell’indifferenza di tutti. Poi ci sono tutti i temi riguardanti le coppie che in quanto tali non hanno diritti, sono ignorate. Chiederei il rispetto delle direttive che il parlamento ha approvato in questi anni e che solo l’Italia non rispetta.
-Pensi che i diritti LGBT in Europa siano ben rappresentati? Penso di si, l’Italia è l’ultimo paese che su questo fronte non legifera né sulle coppie, né contro l’omofobia, né sull’educazione, l’informazione e così via… In Europa ci sono azioni più dinamiche, d’avanguardia che su tutti i livelli sociali e umani interviene per i diritti lgbt. Al Parlamento Europeo c’è un importante integruppo lgbt composto da deputati, funzionari, assistenti che interviene proprio contro le discriminazioni ovunque capitino nel mondo. E’ la famosa lobby gay di cui parlava Bottiglione quando fu cacciato. I radicali della Lista Bonino-Pannella giocano su questo piano un ruolo fondamentale. Per questo è importante dare loro il voto!
-Quali sono secondo te le azioni che è bene compiere a livello politico in Italia affinché i nostri diritti vengano finalmente riconosciuti? Credo che sia l’ora di dare inizio ad azioni di disobbedienza civile così come ci ha insegnato Rosa Parks quando nei primi anni ’50, in piena segregazione razziale, sull’autobus, si sedette in un posto riservato ai bianchi. Con quell’azione di lì a poco vennero eliminate le leggi razziali. E’ anche per questo che l’Associazione Radicale Certi Diritti, insieme agli avvocati della Rete Lenford, ha lanciato la campagna di ‘Affermazione Civile’ finalizzata all’avvio di azioni legali proprio sul tema del matrimonio gay. Maggiori informazioni su questa campagna le trovate su www.certidiritti.it Quanti più saremo quanto più avremo la possibilità di premere su questa classe politica che se ne frega delle richieste di parte della società. Ci vogliamo ispirare a Milk e urlare il nostro sogno, come faceva Martin Luther King. Contro questa vergogna che vuole le lesbiche e i gay persone diverse, da guardare con diffidenza, da tenere separate dagli et erosessuali. Fino a quando non raggiungeremo l’eguaglianza avremo da lottare.
-Cosa si potrebbe fare dal Parlamento europeo per dar seguito al riconoscimento dei diritti LGBT in Italia? Esattamente quello che hanno fatto i radicali in questi anni, e cioè un lavoro straordinario ma che l’Italia si ostina a ignorare. Al Parlamento Europeo, Marco Cappato, deputato europeo uscente, ora candidato capolista per la Lista Bonino e Ottavio Marzocchi, funzionario radicale della Commissione Libertà Pubbliche, hanno fatto approvare molti documenti che chiedono agli Stati membri di attivarsi contro l’omofobia, per la regolamentazione delle unioni civili e molto altro. Al seguente link c’è gran parte del lavoro fatto su questi temi. Vi consiglio di leggere il documento, del resto il conoscere per deliberare è sempre stato il nostro motto. http://www.certidiritti.it/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=38&Itemid=126
-Pensi che il Vaticano possa comunque interferire con la legislatura europea e con le decisioni prese dal Parlamento europeo? No, questo è un fenomeno tipicamente italiano, all’estero ridono di queste cose. Quando il papa è andato in Africa e ha detto che l’uso del preservativo non serve contro l’Aids c’è stata in tutta Europa una sollevazione con Spagna, Belgio e Francia che sono anche intervenute ufficialmente contro il Vaticano. In Italia silenzio. Solo noi radicali insieme alla comunità lgbt siamo andati a manifestare in Piazza Pio IX contro questo scandalo ignobile che produce danni contro le persone meno protette e più povere. Il Pe poche settimane fa stava approvando un documento di condanna su questo ma poi per pochi voti non è passato. Il fatto che il Pe e molti stati membri dell’Ue intervengano per la difesa dei diritti lgbt dimostra il grande divario che c’è con lo Stato teocratico vaticano, centrale di finanza e capitali economici.
-Come si potrebbe contrastare attraverso l’Europa, l’omofobia dilagante in Italia? Finora il Pe é stato particolarmente attivo sull'omofobia e sui diritti LGBT: sono state approvate 3 risoluzioni sull'omofobia, alla stesura delle quali ha lavorato Ottavio Marzocchi. La risoluzione sull'omofobia nell'Unione europea, approvata il 18 gennaio 2006, frutto di un compromesso tra i principali gruppi politici del PE, nasceva in reazione ad una serie di eventi preoccupanti avvenuti nei paesi dell'Europa dell'Est, ed in particolare in Polonia, dove il gay pride era stato vietato nel 2005, vari esponenti dei partiti di destra arrivati al governo avevano fatto dichiarazioni violente contro gli omosessuali, mentre il governo aveva deciso di chiudere "l'ufficio del plenipotenziario per l'eguaglianza" paventando di sostituirlo con un ufficio per la protezione della famiglia. Nella risoluzione il PE chiede agli Stati membri di "promuovere e adottare il principio dell'uguaglianza nelle loro società e nei loro ordinamenti giuridici" in materia di coppie dello stesso sesso. Ora la palla è all’Italia. Potrebbe intanto approvare la pdl che è calendarizzata in Commissione Giustizia alla Camera, la cui relatrice è la deputata Paola Concia. Speriamo bene.
-E per le famiglie di fatto con figli? Quali interventi potrebbero portare giovamento anche nel nostro Paese? Noi ci battiamo perché siano equiparate a quelle che vogliono che i finti benpensanti chiamano ‘normali’. Quelle stesse che secondo i divorziati del centro-destra, devono diventare le famiglie del ‘mulino bianco’, con prati e uccellini di sottofondo, che hanno tutte le garanzie. So che sarà difficile ma è questo il nostro obiettivo. Il Parlamento Europeo ha approvato l'8 maggio 2008 il rapporto di Marco Cappato sul rispetto dei diritti umani nel mondo, con 533 voti favorevoli, 63 contrari e 41 astensioni. Tra i punti centrali del rapporto, che commenta i risultati delle politiche europee nell'ambito dei diritti umani nel 2007, vi sono richieste che chiedono di eliminare queste odiose differenze che sono vere e proprie discriminazioni.
-Tre motivi per cui non ti saresti mai candidato - 1) se in Italia non ci fosse stata questa degenerazione; 2) se non avessimo questo clericalismo becero; 3) se avessimo leggi di civiltà sulle unioni civili e il matrimonio gay. Se avessimo queste tre cose sarei rimasto a casa, invece occorre che tutti ci diamo una sveglia, dobbiamo reagire allo status quo. Dobbiamo migliorare questo mondo con impegno e coraggio. Invito tutti voi ad aiutarci. Magari anche solo iscrivendovi all’Associazione Radicale Certi Diritti. www.certidiritti.it
Grazie a te e a chi ha avuto la pazienza di leggermi sin qui. Spero di ricevere il vostro voto.
Gaya CsF per le Elezioni Europe
giovedì 28 maggio 2009
venerdì 22 maggio 2009
Due parole tra donne. Imma e la sua battaglia.
Ho intervistato Imma Battaglia, simpatica ed intelligente leader del movimento gay, lesbico, bisex, trans e queer (Glbtq).
Imma é nata a Portici, vicino Napoli, il 28 marzo 1960. Laureata in matematica e campionessa sportiva è stata la presidente del circolo Mario Mieli, il primo circolo omosessuale di Roma nato 25 anni fa. Negli anni 90 ha fondato il circolo Digayproject e il sito Digayproject.org. Ha organizzato il Word Gaypride di Roma del 2000 e il Gayvillage, sempre a Roma. Alle votazioni Europee è candidata per Sinistra e Libertà, nel meridione, insieme a Nichi Vendola. E' apparsa più volte in tv. Nonostante la sua notorietà è una donna gentile e pronta al dialogo con tutti e con un'ironia tutta partenopea unita ad una grande attività per i diritti negati a gay, lesbiche, bisessuali e transessuali e a ogni persona discriminata.
La tua candidatura in Sinistra e Libertà alle vicine votazioni europee è importante anche per portare la voce di tutte le minoranze in Europa. Quali i diritti negati per cui lottare?
Dall'Europa può venire una nuova stagione per i diritti civili. Personalmente rappresento una storia di 20 anni di impegno sui diritti civili delle persone omosessuali.
Se pensiamo che l'Italia è indietro rispetto a molti altri paesi europei, il mio diventa quasi un gesto simbolico e di impegno civile perchè le libertà non siano dimenticate da una politica che troppo spesso non se ne occupa.
Da vent'anni fa che cosa è migliorato per lesbiche, gay e trans grazie alle lotte del movimento Glbt?
C'è sicuramente maggiore libertà individuale e un più forte livello di visibilità individuale e sociale. I giovani di oggi vivono meglio nell'insieme la propria omosessualità di quanto non accadesse vent'anni fa. Ma questa trasformazione non è coincisa con la conquista di diritti concreti. Penso ad esempio alle unioni civili men che meno al matrimonio, alla genitorialità, eppure sono sempre di più le coppie stabili e anche quelle con figli. Così come ancora c'è una percezione dell'omofobia che passa dall'ambiente familiare al lavoro, ad esempio. Insomma è una situazione di grandi miglioramenti in cui c'è più forza nel dichiararsi, c'è molta più libertà individuale, ma mancano ancora alcuni fondamentali diritti.
Come si può sconfiggere l'omofobia?
L'omofobia si sconfigge innanzitutto con un passaggio culturale molto importante. L'omosessualità non va più considerata un'anomalia rispetto alla normalità, ma semplicemente un'altra condizione dell'essere. La normalità dell'essere omosessuale è una grande conquista.
Ci vuole un impegno culturale che significa fare un lavoro serio nelle scuole, verso i giovani, sui luoghi di lavoro, ma serve anche una legge che punisca i reati d'odio.
Che consigli daresti a una ragazza lesbica in difficoltà?
Dipende dai singoli casi e da quali sono le difficoltà. Non sentirsi unici al mondo e isolati e avere l'obiettivo di fare della propria omosessualità ragione per essere felici. Poi sulle singole difficoltà le associazioni possono intervenire caso per caso e dare una mano. C'è una rete di sostegno che trova nelle associazioni un buon punto di riferimento.
Pensi che il coming out di persone celebri come quello che ha fatto Jodie Foster nel 2007 sia utile per aiutare lesbiche, gay e trans?
Certo. La visibilità è un passaggio importante a maggior ragione se viene da personaggi e volti noti.
C'è una canzone o un film o un libro a tematica gay che ami particolarmente?
Resto all'attualità. La straordinaria interpretazione di Milk di Sean Penn mi ha colpita molto quest'anno. Quel suo voler reclutare tutti e creare pian piano un movimento che è diventato poi una lobby fortissima in America è stato un bagno di rinnovata vitalità.
Digayproject, il circolo romano, da te fondato quali attività svolge?
Di Gay Project è una realtà molto vivace che lavora soprattutto su singoli progetti. Ne ricordo due, il premio Maria Baiocchi per le migliori testi di laurea su studi di genere, anche quest'anno entro il 31 dicembre si possono inviare le tesi e partecipare, l'altro che sta per partire è un progetto contro l'aids e le malattie sessualmente trasmissibili. Un progetto importante che si avvarrà di moderne tecnologie informatiche per essere un punto di riferimento di informazioni ma anche di aiuto concreto attraverso il coinvolgimento di medici e specialisti.
Che cosa auguri per l'avvenire a tutti gli omosessuali?
Di potere fare un gay pride che sia finalmente una vera giornata di festa, una festa di libertà e di diritti acquisiti.
http://www.gionata.org/notizie/approfondimenti/due-parole-tra-donne.-imma-e-la-sua-battaglia.html
lunedì 18 maggio 2009
EUROPEE. BATTAGLIA: BERLUSCONI? MIO COMPETITOR,ANCHE CON DONNE...
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martedì 12 maggio 2009
Imma Battaglia ad Affaritaliani.it
E' capolista al Sud per Sinistra e Libertà di Nichi Vendola. Imma Battaglia sceglie Affaritaliani.it per spiegare perché dopo 20 anni dedicati all'attivismo gay - presidente del Dì Gay Project - ha risposto alla chiamata del Governatore della Puglia e ha accettato di scendere in politica.
L'intervista
Perché si candida con Sinistra e Libertà?
"Perché Nichi Vendola da sempre ha lottato per la sua omosessualità ma anche e soprattutto perché è un politico di carriera e ha dimostrato di essere un gran politico, onesto moralmente, culturalmente e intellettualmente. Poi nel Paese c'è un problema enorme. Manca l'identità di sinistra e tra Franceschini e Vendola io scelgo quest'ultimo. C'è un pericolo per la nostra democrazia dovuto al fatto che non c'è un'opposizione. Da solo Di Pierto non basta e il Pd è in una fase di assestamento. Intorno a Vendola può invece ripartire un progetto di sinistra".
Che non è possibile con Franceschini?
"Lui rappresenta l'indeterminazione del Pd".
La sua è quindi una candidatura che vuole lottare per il riconoscimento dei diritti civili. Ma i Dico sono praticamente spariti dall'agenda politica...
"Purtroppo sì. Ma nel programma di Sinistra e Libertà sono al primo posto. Diritti civili non vuol dire solo diritti delle coppie ma anche testamento biologico, fecondazione... L'unica speranza che ci rimane in questo Paese è che dall'Europa, dove ormai siamo rimasti gli ultimi insieme alla Grecia, riparta un'ondata di civiltà".
E' ottimista sulla possibilità di un riconoscimento delle coppie di fatto in Italia?
"No. Il mio è un impegno civile per una lista che spero superi il 4%. La mia candidatura è un grido di dolore. Sono ottimista su una ricompattazione della sinistra. Affinché in futuro possa fare da leva sulla questione dei diritti civili".
Se dovesse dare un voto a Franceschini e a Berlusconi sull'impegno sui diritti civili?
"Zero a zero e palla al centro. Vendola presidente del Consiglio aprirebbe una nuova era per questo Paese".
Sulla scia di Zapatero in Spagna?
"Sì, spero che Nichi Vendola possa diventare lo Zapatero italiano. E' un augurio, un desiderio, un sogno. Non ho mai voluto candidarmi ma credo in questo progetto così come inizialmente ho creduto nel Pd. Mi auguro che con Nichi riparta una nuova stagione. E' una speranza che si può realizzare. L'Italia ha bisogno di sinistra, di riformismo, di socialismo".
Nella lotta per i diritti civili quale ruolo ha la Chiesa?
"E' uno Stato estero e una rappresentanza religiosa è giusto che ci sia. Mi auguro che si possa iniziare un dialogo aperto e sincero con tutti. Che si possa ricominciare con la stagione dei diritti, senza scontri. Che sia una stagione di approfondimento, di conoscenza, di comprensione e di condivisione".
Qual è la sua posizione sulla Turchia?
"Sono completamente a favore dell'ingresso nell'Ue. Il Papa, nel suo recente viaggio, ha parlato di unione e di vicinanza tra le religioni. Sono convinta che l'ingresso sia importante per garantire una visione moderna e moderata dell'Islam, che invece passa sempre come una religione integralista e nemica. Sono le frange estreme che fanno prigionieri i moderati. Ankara in Europa sarebbe una ricchezza per tutti. Soprattutto dal punto di vista culturale. Io sono per le contaminazioni".
E quindi è anche favorevole a una società multietnica?
"Sì, nel momento in cui non ci sono più i confini. Che sono stati abbattuti soprattutto dalla rete. La multietnicità è fondamentale in una nazione che si definisce democratica, civile ed accogliente. Diverso è però il problema dello sfruttamento della povertà e del commercio dei barconi. Il problema dell'immigrazione è mondiale e va affrontato con serietà. Deve essere garantita la possibilità per tutti di poter accedere a una vita migliore. Ed è un problema che non deve riguardare una sola nazione".
Perchè la chiamano "il Mastella dei froci"?
"(ride, ndr). E' un modo per ferire la mia libertà di pensiero. Intanto non lo sono mai stata, né sono comunista. Sono convinta che si cresce attraverso il confronto sereno anche con i nemici. Per esempio ho accolto con piacere la proposta sulle Unioni Civili di Brunetta e Rotondi (nel 2008). Sono convinta che faremo dei passi avanti solo lavorando insieme. I diritti civili non possono essere l'ago della bilancia tra destra e sinistra. Si tratta di diritti umani. Il rispetto passa dall'avere rispetto delle differenze".
"Non sono anti-berlusconiana. Il presidente del Consiglio ha portato delle grandi novità di comunicazione nella politica e ha introdotto una novità nei tempi di reazioni rispetto alle azioni che sono esempi da studiare e comprendere piuttosto che avversare. Ho sempre detto che Berlusconi non è il mio nemico. Il mio nemico è l'integralismo, l'ignoranza, i concetti precostituiti, i pregiudizi. Le persone devono confrontarsi per cambiare idea. La ricchezza è pensare, il pensare è libero e anche l'agire. La contraddizione è un pregio. L'immobilismo è il mio nemico".
lunedì 11 maggio 2009
Imma Battaglia capolista di Sinistra e Libertà` alle prossime elezioni europee.
(08/05/2009) Alle prossime elezioni, come capolista al sud nella 'Sinistra e Libertà' di Nichi Vendola, ci sarà Imma Battaglia. Dopo 20 anni dedicati all'attivismo gay, il presidente del Dì Gay Project ha risposto alla chiamata di Vendola ed ha accettato di fare politica, convinta che essere 'di sinistra' significhi cambiare, agire, reclamare diritti e non urlare al catastrofismo. Di lei Vendola ha detto che è "una storia meridionale capace di dare l'assalto al cielo". Imma ci ha raccontato perchè la rinascita della sinistra può venire dal sud. Ecco l'intervista del direttore editoriale di GAY.tv Giuliano Federico.
Perché Sinistra e Libertà è così differente dal centro-sinistra di Franceschini e perché lei ha scelto questo partito?
Io so quanto Nichi Vendola sia diverso da Franceschini. Nichi esprime una leadership, Franceschini, nonostante tutta la buona volontà che ci sta mettendo, a tutt’oggi è un vicesegretario subentrato ad un leader sconfitto, in attesa di un congresso che ci si augura faccia capire meglio cos’è il Partito Democratico. Perché ad essere sinceri oggi non ci è ancora chiaro.
Morte le ipotesi Dico e Didorè, in Italia è sceso il silenzio sulla questione delle unioni civili. Lei è candidata per il Parlamento Europeo. Può arrivare da lì una pressione sull’Italia per indurla a legiferare in materia di coppie di fatto?
L’Europa ha dato molti strumenti in questo senso. E’ L’Italia che non li recepisce. E’ in Italia che c’è un vuoto cosmico sui gay ed è l’Italia che dovrebbe decidere di stare in Europa sulle libertà e i diritti civili, invece di guardare chissà dove. Senza pensare che ormai dovremmo ricominciare a parlare oltre che di leggine ad hoc di diritti già previsti dalla Costituzione come il matrimonio. Su questa strada dobbiamo decidere di andare avanti e di non mollare.
Come considera gli aiuti economici del governo Berlusconi per le fasce più povere in relazione alla crisi mondiale di oggi? Aumento effettivo del benessere di chi ne gode o pura strategia nella creazione di ‘clientes elettorali’?
Dalla crisi economica non si esce certo con la social card. Ci vuole un’altra idea di sviluppo e di relazione tra le classi sociali. Ma eviterei demagogia all’opposto di quella che già si fa da parte di tanti, che sia il governo o l’opposizione. Berlsuconi è un abile comunicatore e ha imposto un modello che funziona per attrarre elettori. Qualcuno dice che con il berlusconismo c’è stata una mutazione antropologica degli italiani. Il punto oggi è intervenire su questa mutazione, cercare la strada per ridare un equilibrio a una democrazia che se no rischia di essere monocolore. E’ in questo che Sinistra e Libertà può essere un punto di partenza per molti.
Il segretario generale della Cgil Epifani ha risollevato la proposta di tassare maggiormente i redditi oltre i 150mila euro annui. È una misura che davvero potrebbe arginare la crisi?
Ce lo devono dire gli economisti conti alla mano. Ma se parliamo di fisco sicuramente una misura efficace sarebbe riprendere una lotta vera all’evasione fiscale. In questo paese il cancro vero sta lì. E nell’ingranaggio malato del nostro sistema di welfare, che diversamente da molti altri paesi europei non tutela né i disoccupati, né le donne, né i cosiddetti lavori flessibili. Ma non pensiamo davvero che rapire i manager sia la soluzione.
Cosa c’è secondo lei che non va nel sistema economico mondiale? Quali misure dovrebbero adattare i governi dal punto di vista di occupazione, servizi, interazione tra le Nazioni per aumentare lo stato di benessere di tutti, garantire i diritti e gestire la globalizzazione? Insomma qual è la visione del mondo di Imma Battaglia?
Io credo che nel mondo si sia diffusa la convinzione che si può straguadagnare senza fare investimenti né tanto meno sacrifici, insomma fregado il prossimo. L’esasperazione dei risultati e dei profitti ha fatto esplodere un sistema economico che ha avuto una crescita “innaturale” che gli si è rivoltata contro.
Credo sia necessario un riequilibrio a partire dai valori e dai bisogni, una sorta di sano ridimensionamento che permetta anche di rallentare ritmi di vita estenuanti e competizioni eterne ed estenuanti, insomma come lo slow food anche una slow life per tornare a gustare della vita e della sua profonda bellezza. Per troppo tempo si è fatto la gara a chi faceva più riunioni, chi riceveva più telefonata, e-mail, sms, obiettivi, quote, MBO, premi ecc….senza accorgerci che la vita scorre inesorabile e che non torna mai più indietro. È necessario tornare ad un equilibrio tra ciò che si può e ciò che non si può ed accettarlo con serenità. È necessario dare valore e dignità ad ogni professione, incentivare le aziende negli investimenti attraverso piani di defiscalizzazione come in Irlanda e incentivare anche le moderne forme di collaborazione globale, scambi internazionali per permettere ai nostri giovani di andare all’estero e conoscere e confrontarsi con metodi e modelli lavorativi internazionalmente diversi!!
A me piace la libertà. E l’equivalenza tra libertà e diritti. E c’è gran parte del mondo soprattutto del sud del mondo che questa equazione non l’ha mai vissuta. Quando vedo la spinta che viene da quelli che cercano un approdo nei mari in tempesta credo che dovremmo per un attimo pensare di essere uno di loro e non semplicemente pensare a noi dal nostro punto di osservazione che per quanto possa essere precario resta una posizione privilegiata. Ma da lì viene una spinta vitale che chiede libertà.
Sembra quasi che si stia vivendo in un’epoca mal funzionante nella quale l’insieme di problemi definisce una situazione talvolta senza via d’uscita: riscaldamento globale, disboscamento, terrorismo, omofobia, abuso di potere ‘nucleare’. Lei ha ancora fiducia nell’uomo?
Non mi piace il catastrofismo. Mi piace l’idea di un’umanità volta ad agire, a reclamare diritti, volta a fare ciò che si deve per cambiare. L'esempio migliore viene da Obama e da quanto stia rimettendo al centro l'ambiente, il lavoro, i diritti. In questo mi sento profondamente progressista ed è questa l’idea di sinistra che mi piacerebbe rivedere prendere coraggiosamente un posto in Italia. La contemplazione del malessere e dei disastri appartiene a chi ne sta fuori, a volte sta nei salotti troppo più spesso che dentro la realtà fino a perderne la reale percezione.
La sua lista è quella con la più alta percentuale di donne (40%) e di persone dichiaratamente omosessuali. Perché questa scelta?
Io per esempio è la prima volta che mi candido e quando Nichi Vendola me l’ha proposto, parlandomi di un’avventura, non ho saputo dirgli di no. Ho scelto di non stare alla finestra e di dare il mio contributo. Non so quanto questo porterà alla lista, so che a me costa fatica, perché non sono mai stata né una carrierista della politica né una che ha fatto dell’omosessualità ragione di carriera politica. Lo vivo come un impegno civile. E come tale rimarrà. Spero solo che la lista superi il 4% e che si apra dopo le europee un serio processo di riforma della sinistra italiana.
Esiste secondo lei oggi un problema legato alle forme di rappresentanza?
Abbiamo una democrazia malata, tutto ci dice che siamo a rischio. E non è solo colpa di Berlusconi. Sarebbe troppo facile. E’ colpa di un sistema ereditato da anni e anni di malgoverno centrale e locale. Dobbiamo uscire dalla casta e da un sistema politico in ritardassimo rispetto al resto d’Europa. Scontrarsi sulle veline nelle liste è il sintomo di quanto stiamo messi male.
Lei deve sapere che molte persone omosessuali in Italia si fidano di lei. Ed è così. Lei invece come mai si è fidata di Nichi Vendola?
Sono contenta che 20 anni di completa e volontaria dedizione alla causa gay vengano apprezzati nonostante le critiche a cui il mio non essere mai stata collocata in una precisa appartenenza ideologica – detesto le ideologie – mi sottopone. Sono una che rompe gli schemi. Ma la mia caratteristica è sempre stata quella di sfidare ogni regola per capire fino in fondo il vero significato. E Nichi Vendola ha colto questo di me. Dice che sono una storia meridionale capace di dare l'assalto al cielo. Penso lo stesso di Nichi. Dal sud può venire la rinascita della sinistra.
Quali sono le urgenze dell’Europa?
Acquisire una identità e una forza politica che vadano oltre la somma dei singoli paesi. Trovare le ragioni di un grande sogno politico che ci faccia sentire cittadini europei.
Fatta l’Europa monetaria, dobbiamo solo aspettare pazientemente che passi del tempo prima di avere un’Europa politica oppure istituzioni come Parlamento e Commissione possono imprimere un’accelerazione e come secondo lei?
Chi di noi non pensa a Strasburgo o Bruxelles come luoghi in cui regna una burocrazia ben pagata? Oppure come forme di parcheggio per politici andati in disarmo? Ho letto un recente sondaggio in cui il 40% degli italiani non sa nemmeno che si va a votare e per cosa. Anche qui, servono idee guida, obiettivi, leader. Serve un’anima. Il lavoro, l’economia, la politica internazionale, ma dico anche e soprattutto i diritti civili possono essere per noi un modo di pensare all’Europa anche per cambiare il modo di essere europea dell’Italia.
Lei è d’accordo all’ingresso della Turchia in Europa?
Certo. L’Europa non è quella che guardiamo sulla carta geografica a cui siamo stati abituati a pensare molti anni fa. Rifiutare l’ingresso della Turchia farebbe vincere i peggiori nazionalismi e populismi, aprire alla Turchia, invece significherebbe essere politicamente lungimiranti.
E Israele?
Lì c’è ancora un muro da abbattere. Quello della pacificazione vera e della realizzazione di un processo di pace che parta dal reciproco e pacifico riconoscimento di due stati.
Quali sono i paesi dell’Unione Europea su cui più va fatto un lavoro di tutela per i cittadini LGBT e cosa pensa di proporre?
Ci sono situazioni peggiori della nostra. Ma dico l’Italia. Credo che vada posto in Europa il caso italiano come scandalo di pericolosa involuzione di diritti. Il caso Italia sui diritti negati agli omosessuali e ai transessuali è il primo punto nella mia agenda. Ma tranquilli. E' molto probabile che resterò in Italia. Anche se c’è già chi pensa che potrei essere la prima donna eletta a presiedere l’intergruppo lgbt al Parlamento europeo. Mi lusinga, ma credo che intanto bisogna votare per la lista di Vendola, poi per Imma c’è sempre tempo.
giovedì 7 maggio 2009
Video intervista a Nichi Vendola
http://www.sltv.it/index.php?
mercoledì 6 maggio 2009
Battaglia: 'Mi candido contro questa politica pedofila'
L'intervista rilasciata da Imma Battaglia a Gay.it.
Qualcuno l'ha definita "la Mastella dei froci" ma lei non ci sta: "Essere gay non può essere una gabbia". L'organizzatrice del World Pride del 2000 Imma Battaglia si leva qualche sassolino.
Alle prossime elezioni europee ti candidi nel partito "Sinistra e Libertà" con Nichi Vendola. Hai quindi abbandonato l'idea di costituire un partito gay?
Assolutamente no, solo che per costruire un partito gay ci vuole un movimento unito e compatto e in questo momento non mi sembra che ci sia.
Sei comunista?
Non sono comunista e non lo sarò mai. Così come non mi appartiene nessun tipo di estremismo. Mi appartengono le persone.
Allora perché la tua candidatura è in un partito che si definisce "comunista" e viene annoverato nelle file della sinistra radicale?
Il partito "Sinistra e Libertà" non è un partito comunista, il gruppo che lo ha creato è uscito da Rifondazione proprio perché al suo interno ha realtà molto eterogenee.
Da tempo esprimi posizione "moderate". Come le farai valere in un partito di sinistra radicale
Io non ho ragionato troppo sulla lista ma sulla persona Nichi Vendola. Mi ha chiesto di aiutarlo nel riprendere le fila di una sinistra sgangherata e ho accettato con la consapevolezza dei rischi di questa avventura.
Ad esempio?
Beh, ad esempio non è certo che "Sinistra e Libertà" superi la soglia di sbarramento del 4%. Ma siccome penso di aver sempre rotto gli schemi continuo a farlo. E Nichi è una persona di cui questo paese ha bisogno.
E non potevi assumerti i rischi in un partito più centrista?
Guarda, in questo momento né la destra né la sinistra ci hanno dato i diritti civili. Allora si potrebbe fare una scelta per boicottare entrambe: astenersi o votare chi lotta per i diritti e Nichi è l'unico leader gay dichiarato e che mette al primo posto proprio i diritti civili.
Non c'è proprio nessun altro che lotta per i diritti civili dei gay?
Sì, gli etero.
Gli etero?
Sì, l'avvocato Bernardini de Pace, ad esempio. Sta dicendo chiaramente a tutti: "Guardate che la Costituzione non vieta il matrimonio gay. Puntate su questo". Ma dibattiti che si sono aperti su questo non ne ho visti.
Dai la colpa alle associazioni gay, mi sembra
Così come le persone sono lontane dai partiti che li rappresentano così i gay sono lontani dalle associazioni gay. Conta quanti sono gli attivisti che militano in queste associazioni e fai il conto di quanti gay ci sono in Italia... è evidente che qua dobbiamo porci il problema. Quali sono le priorità della popolazione gay? È una domanda che nessuno più si pone.
Credi ancora in un dialogo col centrodestra e coi cattolici? E come si conciliano queste tue idee con quelle di Nichi Vendola?
Il primo che si porta dietro questo bagaglio di trasversalità è proprio Nichi Vendola, che non ha mai nascosto di essere cattolico.
In rete, tra le tante definizioni, c'è chi ti ha chiamato "il Mastella dei froci". Che rispondi?
Io sono veramente allibita. Sono circondata di amici gay di Forza Italia, piena zeppa! E con loro ho i migliori dibattiti politici. Alla fine siamo d'accordo tutti sullo stesso punto: diritti ancora zero. Se questa mia capacità di pensiero e di mettermi in discussione è percepita da alcuni come una banderuola io la considero una ricchezza. Essere gay non può essere una gabbia. E per la cronaca Mastella è da sempre in parlamento così come alcuni leader delle associazioni gay. Io non ci ho mai messo piede.
Cosa dovrebbe fare l'Europa per la causa lgbt che ancora non ha fatto? Se fossi eletta quali proposte porteresti nel parlamento europeo?
Io francamente porterei l'attenzione sull'Italia. L'Europa ha già deliberato tante cose per i gay e lesbiche, il vero problema è il nostro paese che non le recepisce. Questa è la prima cosa da capire e su cui agire.
Non pensi di rischiare troppo candidandoti al Sud anziché nella circoscrizione che comprende la "tua" Roma?
Mi chiedo chi altro nel movimento gay avrebbe accettato questa candidatura. Certo che rischio. Ma è utile che una persona come me che è visibile e anche rappresentativa di 20 anni di lotte dia una mano. Io non dico mai "Votate per Imma", ma "votate Sinistra e Libertà".
Qual è l'emergenza oggi nel nostro paese?
Oltre ai diritti civili, la questione femminile è tornata prepotentemente in questi giorni alla ribalta delle cronache. Questa è una politica maschilista e anche un po' pedofila. La donna è tornata ad essere oggetto sessuale. Questo è vero regime. Sulle questioni delle classi deboli si sta andando indietro e le donne sono tornate, da un punto di vista politico, le "veline".
Che rapporto hai con Alemanno?
A parte quell'incontro dove sono venuti tutti i rappresentanti del movimento non ho avuto altri incontri.
Pensi che il patrocinio agli eventi culturali del Pride andrebbe concesso?
Siccome non ho la memoria corta, penso che al World Pride del 2000 nessuno ha dato il patrocinio, nonostante ci fosse un programma di eventi culturali pazzesco. Poi mi chiedo: se Alemanno non ha dato il patrocinio lo scorso anno, perché dovrebbe darlo quest'anno? Chiederglielo è chiaramente una provocazione, che può anche andare bene ma solo per avere visibilità sui giornali. Faccio una riflessione: che cosa è un Gay Pride? Una protesta? Una parata? Una manifestazione politica? Perché in questi casi il patrocinio è giusto non concederlo. I lavoratori di Alitalia mica vanno in piazza col patrocinio di qualcuno, ci vanno per protestare e basta.
Alemanno non ha concesso neanche piazza San Giovanni...
Pere me la piazza non è un simbolo di qualcosa. La cosa importante è solo che la politica metta la questione gay al centro della sua agenda. Ripeto: capisco le provocazioni ma hanno un senso se rimangono tali. Posso però dirti che frequento molto l'ambiente etero e tutti mi dicono la stessa cosa: "Avete ragione ma ponete male i vostri temi". Le discussioni sul patrocinio o su una piazza fanno perdere di vista gli obiettivi veri, quelli che importano alla gente.
A proposito, quest'anno ci sarai al corteo di Roma?
Andrò sicuramente al Gay Pride di Genova e a quello di Napoli perché sono nata a Portici. Non so ancora se andrò a quello di Roma. Farne troppi disperde anziché unire. Le persone non possono mica partecipare a tutti e sei i Gay pride di quest'anno!
Quindi non andrai...
Sto osservando e cerco di capire dove si vuole arrivare politicamente. Ho 49 anni e gli scontri non mi interessano più.
di Daniele Nardini
Gay.it.
Nichi Vendola: 'Imma Battaglia, una storia meridionale capace di dare l'assalto al cielo'
Se ti diciamo gay pensando all’Italia e all’Europa cosa ti viene in mente?
Il trionfo di un paradosso. L’Italia in diverse epoche storiche è stata terra di libertà, sequela di luoghi vocati alla sensualità, capace di calamitare l’attenzione di un’aristocrazia contaminata di intellettualità cosmopolita. L’Italia celebrata da Capri a Taormina per nativa predisposizione a una sorta di pansessualità mediterranea oggi si presenta come il territorio “off limits” per le libertà civili. Si presenta come il punto più arretrato d’Europa.
Quale può essere una risposta?
Accorgersi che questo paradosso è il frutto di una politica assediata dalle paure, di un palazzo che non sente una società civile che è molto più avanti. L’intolleranza vetero clericale serve per accreditarsi oltre Tevere ma non per dialogare con la vita delle persone. In un mondo così cambiato dove la soggettività glbt è capace di organizzarsi con forza è difficile vivere come se fossimo al tempo del Papa Re.
E se diamo uno sguardo al sud?
Il Sud è l’area più aperta del paese. E’ nei territori controllati dalla Lega che ci sono i germi della demonizzazione delle diversità. Il sud d’Italia e il sud del mondo non vanno visti solo come luoghi che propongono emancipazione. Il sud del mondo è il deposito più importante delle libertà.
Imma Battaglia è un po’ un simbolo del mondo gay nella tua lista per le europee.
Imma è una di quelle storie meridionali capaci di dare l’assalto al cielo. Imma nel mondo gay rompe lo stereotipo del gay che bussa e chiede di essere accolto. La sua personalità rompe gli schemi.
di Alessandra Filograno